Forma, sintesi grafica e contemporaneità? Il caso delle incisioni rupestri del Monte Bego

  • Maria Linda Falcidieno

Abstract

«La durata dell’immagine è perciò per l’uomo garanzia di autoconsapevolezza». Da queste parole, tratte dal testo della call for paper di questo numero di XY, si deve partire per leggere oggi le incredibili incisioni rupestri del monte Bego, che costituiscono un patrimonio tramandato intatto grazie al supporto che le ospita e che dimostrano una vitalità e una validità anche per la nostra epoca, grazie all’efficacia visiva e all’univocità e chiarezza del significato. Una delle più consuete e complesse operazioni in ambito grafico, infatti, è senz’altro quella della sintesi visiva di forme, in maniera tale da trasformarle da oggetti tridimensionali a segni iconici; in tal senso, tutto il mondo progettuale contemporaneo delle segnaletiche e delle istruzioni per l’uso si rifà esattamente a tale principio, attraverso la formulazione di pittogrammi in grado di rendere immediatamente comprensibili informazioni anche articolate ed è esattamente quello che accade con le rappresentazioni del monte Bego. A partire dal 1897, Clarence Bicknell, un inglese che si era trasferito a Bordighera, nella riviera ligure di Ponente, intraprende una campagna di rilevamento delle incisioni rupestri presenti sulle pendici del monte Bego, sulle Alpi Marittime francesi, a circa 50 km a nord della fascia litoranea tra Monaco e Ventimiglia e porta a conoscenza un patrimonio di immagini risalenti al periodo compreso tra il Neolitico finale (3000 a.C.) e l’età del Ferro, con la maggiore produzione databile all’età del Bronzo (1800–1500 a.C.). La sintesi grafica operata per trasmettere informazioni è strabiliante nella sua immediatezza e contemporaneità: le immagini riducono al bidimensionale per lo più oggetti, ma anche animali e uomini, oltreché alcune forme geometriche istintivamente interpretabili come planimetrie ante litteram e danno lo spunto per un confronto tra i segni delle incisioni del Monte Bego e alcuni simboli oggi di uso corrente. Lo scopo del lavoro è quello di rendere evidente come i processi di individuazione degli elementi caratterizzanti, che percettivamente costituiscono un oggetto e che sono - da sempre - patrimonio dell’uomo, rimangano pressoché identici nel tempo, a testimoniare la permanenza dei segni che rispondono a tali processi; ciò, come detto, anche grazie alla permanenza del supporto su cui tale segno è stato elaborato.

Pubblicato
2019-09-05
Come citare
Falcidieno, Maria Linda. 2019. «Forma, Sintesi Grafica E contemporaneità? Il Caso Delle Incisioni Rupestri Del Monte Bego». XY 4 (7), 50-59. https://doi.org/10.15168/xy.v4i7.144.
Sezione
07-2019-Articoli

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